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IL CALCIO NON HA SESSO

Leggo che le squadre di calcio femminili faranno il loro debutto nella FIFA 16, popolarissimo gioco di Electronic Arts. Sono contento. Il mondo virtuale dei videogiochi è un passo decisivo per l’identificazione, oltre che per lo scardinamento del pregiudizio. Altrove le calciatrici riempiono gli stadi (dal 6 giugno, Mondiali in Canada, provare per credere), mentre noi partoriamo macchiette come il fu presidente di qualcosa, o il commentatore segaiolo che scrive: Basta che ad ogni gol si alzino la maglietta.
Io ho perso le mie perplessità, tipo femminilità violata, da quando mia nipote ha messo i tacchetti. E al suo compleanno le ho regalato dei parastinchi. Dai 7 ai 12 anni è stata l’unica donna in una squadra maschile. Calciava naturale, anche se con poca forza; un’ala destra tutta nervi, boccoli biondi, un fuscello che partiva leggero e imprendibile, come un angelo col pallone. Usciva dal campo con una smorfia di orgoglio e frustrazione. Faceva la doccia da sola, nello spogliatoio dell’arbitro, prima di lui. Le piacciono i maschi, lo dico per imboccare i tipi di cui sopra.
Oggi gioca in una squadra tutta donne, giovanissimi di una società di serie A. Nel loro campionato affrontano però solo maschi, perché in zona le altre società non hanno squadre femminili. Le vedo. Sono più veloci di testa dei ragazzi. Più diligenti. Ne perdono tante, la forza fisica pesa, ma non smettono mai di giocare come chiede l’allenatore.
La palla, rasoterra. Il compagno, pardon, la compagna sempre smarcata per ricevere. Cercano l’anticipo, e vincono i contrasti: sanno soffrire, ti stanno addosso, non hanno paura. Le caratteristiche femminili sono spudoratamente adatte al calcio. E i maschietti escono dal campo sconfitti in ogni caso. Perché lo spettacolo è già un risultato.

MAURIZIO BARUFFALDI
Scrittore e giornalista

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